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Invecchiamento cutaneo e carcinogenesi

Invecchiamento cutaneo e carcinogenesi sono due facce della stessa moneta. Una moneta di nuovo conio, visto che questi problemi sono aumentati di molte volte negli ultimi 3-4 decenni, a partire dagli anni ’70, quando è iniziato il turismo di massa e, contemporaneamente, l’assottigliamento dello strato di ozono. Entrambe le radiazioni, UVA e UVB, determinano l’alterazione di numerose molecole a livello della pelle con conseguenti danni cutanei.

I volti esposti a lungo al sole non soltanto appaiono con pieghe e rughe profonde, senza turgore, ma possono manifestare lesioni precancerose (come la cheratosi attinica ed altre lesioni che potranno evolvere nel carcinoma a cellule squamose). Inoltre, l’esposizione improvvisa ad una forte irradiazione solare, associata a scottature, soprattutto nell’infanzia, è stata associata ad un maggiore sviluppo del temibile melanoma. La pelle possiede meccanismi di riparazione o  di difesa, il più semplice dei quali è il rinnovo della popolazione cellulare. Le cellule alterate vengono soppresse e perse con l’esfoliazione cutanea e  con nuove cellule.

Purtroppo le radiazioni alterano anche questi processi fisiologici di morte e sostituzione cellulare, determinando la permanenza di strutture invecchiate ed alterate. È dunque utile che i solari svolgano un’azione di rinforzo ai naturali meccanismi antiossidanti della cute, apportando ad esempio vitamina E. Un uso regolare di agenti  preserva il nostro capitale SOLARE ovvero la quantità massima di sole che possiamo prendere nella nostra vita senza avere danni. Tuttavia, poiché circa il 50-80% di questo accumulo nella vita avviene prima dei 18 anni, è fondamentale iniziare fin dalle più tenere età ad utilizzare solari specifici e non limitarsi ad un loro uso soltanto estivo.

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