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Un aiuto naturale

Il mondo vegetale è ricco di componenti funzionali ad azione specifica che, in regimi di alimentazione controllata ed in sinergia con una regolare attività fisica, possono rappresentare un aiuto nell’ambito di un programma per il controllo del peso. Il loro utilizzo corretto, preferibilmente su consiglio di un esperto, può contribuire all’efficacia di programmi salutistici finalizzati ad una perdita graduale dei chili di troppo, con effetti duraturi nel tempo. In questi casi occorre prima di tutto cercare di moderare l’alimentazione (senza escludere nessuno dei principali gruppi di nutrienti), rivedere la distribuzione dei pasti nell’arco della giornata e anche, come ulteriore aiuto, ricorrere a prodotti naturali formulati con minerali specifici che coadiuvano il normale metabolismo dei macronutrienti, ricchi di fibre che comportano un maggiore senso di sazietà e contribuiscono a ridurre l’assorbimento delle calorie assunte con il cibo. Ad esempio, il cromo è un minerale che contribuisce al normale metabolismo dei macronutrienti e al mantenimento di livelli normali di glucosio nel sangue. Il cromo picolinato è la forma più facilmente assimilabile dall’organismo. Il caffè verde, un estratto vegetale ricco in acido clorogenico, che interviene nel sostegno metabolico. Alcuni estratti di caffè verde sono stati brevettati e studiati approfonditamente. Il tè verde favorisce l’equilibrio del peso corporeo e il drenaggio dei liquidi corporei. Il pepe nero associato agli ingredienti sopradescritti ne può supportare l’assorbimento facilitandone l’azione. Si consiglia un trattamento di 2 mesi. Invece, un innovativo complesso brevettato a base di Policaptil® agisce a livello intestinale formando un gel altamente viscoso che favorisce il controllo del picco glicemico dopo i pasti, riducendo la quantità e la velocità di assorbimento dei carboidrati. Ciò determina anche una riduzione del senso di fame e della sonnolenza dopo i pasti. Inoltre, con lo stesso meccanismo, limita l’assorbimento dei grassi, favorendo il transito intestinale e regolarizzando la consistenza delle feci. Accanto alle sostanze di origine vegetale, utili per contrastare l’insulino-resistenza, abbiamo a disposizione una serie di estratti vegetali che, grazie a meccanismi d’azione diversi, forniscono supporto nel contrastare gli effetti legati all’assunzione di un eccesso di carboidrati, zuccheri e lipidi oppure semplicemente ad un eccesso di lipidi. Dagli estratti vegetali si sono ottenuti dei complessi naturali brevettati specifici per ogni esigenza. Agiscono in totale sicurezza a livello dell’apparato gastro-intestinale, riducendo l’assorbimento degli alimenti assunti e conseguentemente l’apporto calorico. Per assicurarsi una riduzione dell’assorbimento di lipidi, il prodotto di elezione a base di Opuntia Ficus-Indica, associata a fibre solubili di acacia, permette di inglobare i grassi assunti con l’alimentazione, favorendone l’espulsione con le feci. Se, invece, l’alimentazione è ricca di carboidrati, zuccheri e lipidi, è preferibile orientare la scelta su prodotti formulati con complessi brevettati a base di polifenoli e tannini, che bloccano l’azione degli enzimi digestivi, e quindi, gli alimenti indigeriti vengono eliminati con le feci. Fra le fibre maggiormente impiegate possiamo citare il Glucommannano, l’efficacia di questa sostanza si basa sulla sua capacità, quando idratata, di formare nello stomaco un voluminoso gel naturale in grado di indurre un prolungato senso di sazietà attenuando il senso di fame. Il gel naturale formato dalle fibre, inoltre, ingloba il cibo ingerito (soprattutto zuccheri e grassi), rallentandone l’assorbimento e trattenendone una quota, che sarà quindi eliminata. Per questa caratteristica del meccanismo d’azione, gli integratori di fibra per il controllo del peso vanno assunti prima dei pasti principali, in modo che le fibre si trovino nel tratto gastrointestinale contemporaneamente al cibo. E poiché l’efficacia delle fibre è direttamente proporzionale al loro grado di idratazione, è molto importante assumerle sempre con abbondante acqua (almeno 2 bicchieri grandi), preferibilmente a temperatura ambiente. Ricordiamo che le fibre, hanno numerose proprietà benefiche sulla salute, grazie alla loro capacità di modificare la consistenza del contenuto digestivo, sono fondamentali per un corretto e fisiologico transito intestinale ed inoltre, sono utili, ad esempio, nel controllo della glicemia e del colesterolo ematico. In caso di assunzione di farmaci, distanziare l’utilizzo delle fibre di almeno 3 ore.


Il ruolo dello stress
Cosa rappresenta il cibo per noi? Sicuramente è un bisogno primario insostituibile, ma cosa ci porta a cercare e prediligere sempre più spesso alimenti ad elevata palatabilità, che sono poi quelli più ricchi in grassi e zuccheri? Perché è così facile acquistare chili di troppo e sempre tanto difficile seguire una dieta equilibrata? Gli studi scientifici indicano che il mutato comportamento alimentare degli ultimi anni è soprattutto il risultato di una vita frenetica e stressante: mangiamo male perché viviamo male. Esiste infatti una stretta relazione tra stress e cibo. I comportamenti alimentari determinati dello stress sono generalmente di due tipi: o si diminuisce l’assunzione di cibo e si perde peso (ma accade in meno di un terzo dei casi), o molto più frequentemente si aumenta l’assunzione di cibo che diventa un vero e proprio strumento di conforto. Tutti gli impegni, le responsabilità, le grandi o piccole difficoltà che si devono affrontare ogni giorno, possono generare in noi stress che ci rende inclini a comportamenti non salutari, come fumare o mangiare in modo errato, e a cercare soddisfazione e gratificazione nel cibo, soprattutto in quello ricco in grassi e zuccheri. La gratificazione che cerchiamo nel cibo può essere anche una diretta conseguenza di uno stile di vita stressante, ed in questi casi finiamo per mangiar “male” allo scopo di avere sollievo dallo stress. E se alle tensioni di ogni giorno si aggiunge lo stress da dieta cosa accade? Importanti e fastidiosi cambiamenti delle abitudini dovuti ad un regime dietetico controllato, aumentano il carico di stress, con il risultato di un maggior desiderio di cibo che mina la dieta stessa e può portare più facilmente a interromperla. Lo stress, quando perdura, supera la capacità del nostro organismo di farvi fronte e tende a produrre un aumento della resistenza all’insulina e alla leptina, ormoni importanti anche per il controllo del senso di fame oltre che direttamente concausa dei disturbi metabolici associati al sovrappeso. La dieta ipocalorica può generare una sorta di “astinenza” da qualcosa di estremamente gratificante per noi. La riduzione dello stress e il controllo della ricerca di gratificazione diventano fondamentali per la buona riuscita della dieta.

Proteggi il sistema cardiovascolare
Il sistema cardiovascolare è formato da una pompa meccanica, il cuore, da un sistema di tubi che partono dal cuore (l’aorta e le altre grandi arterie) che progressivamente si dividono in condotti sempre più piccoli (arterie di medie dimensioni e arteriole) fino a tubicini dalla parete sottilissima (i capillari). La principale funzione del sistema cardiovascolare è quella di trasportare alle cellule di tutto il corpo il sangue ricco di ossigeno e le sostanze nutritive; provvede, inoltre, attraverso il sistema venoso a portar via l’anidride carbonica e le sostanze di rifiuto prodotte dalle cellule. Le malattie cardiovascolari sono le patologie che colpiscono il cuore e/o i vasi sanguigni. Danni a carico del sistema cardiovascolare possono determinare in alcuni distretti corporei uno scarso afflusso di sangue (detto ischemia), situazione in cui le cellule che lo costituiscono vanno rapidamente incontro a carenza di ossigeno. L’ischemia prolungata nel tempo può causare la morte di una parte dell’organo. L’ictus cerebrale e l’infarto del miocardio sono le più gravi malattie cardiovascolari. Nel primo caso la malattia determina una riduzione di sangue a livello di una zona del cervello; nel secondo caso si ha l’ostruzione di uno dei vasi sanguigni (coronarie) che portano nutrimento e ossigeno alle cellule del cuore. L’infarto cardiaco rende più difficile il lavoro di pompa e questo può determinare uno scarso afflusso di sangue anche in altri distretti corporei. La pressione arteriosa è la forza esercitata dal sangue contro le pareti delle arterie. Ciascuno di noi deve avere una certa pressione sanguigna perché il sangue possa raggiungere gli organi ed i muscoli del corpo. La pressione sanguigna si misura in millimetri di mercurio (mmHg) ed il valore è dato da due numeri: il primo è la pressione sistolica (massima), il secondo la diastolica (minima). Il valore della pressione varia normalmente nel corso della giornata: aumenta con lo sforzo, le emozioni, il freddo o il dolore e diminuisce con il riposo e il sonno. L’ipertensione è un importante fattore di rischio per malattie cardiovascolari, caratterizzata da un aumento stabile della pressione arteriosa oltre un valore soglia. Si sviluppa quando le pareti delle arterie di grosso calibro perdono la loro elasticità naturale diventano rigide e i vasi sanguigni più piccoli si restringono. L’ipertensione affatica il cuore, può aumentarne le dimensioni, renderlo meno efficiente e favorire l’aterosclerosi, per questo le persone che hanno la pressione alta corrono un rischio maggiore di infarto o ictus. Può inoltre causare: insufficienza renale e problemi visivi. In Italia l’ipertensione colpisce il 40-50% della popolazione generale adulta, ossia, 14 milioni di persone, viene classificata in essenziale (senza causa conosciuta) e secondaria (causa conosciuta). L’ipertensione da camice bianco invece, meglio definita come ipertensione clinica isolata, è quella pressione elevata riscontrata ambulatorialmente mentre i valori pressori nella giornata o nell’arco delle 24 ore o a domicilio sono perfettamente normali. L’ipertensione (pressione arteriosa superiore a 140/90 mmHg) solitamente non dà sintomi, per tale motivo, l’unico modo per sapere se si è ipertesi è misurarla. La pressione può essere misurata dal medico curante, in farmacia o a casa grazie ai misuratori di pressione per uso domiciliare. Le linee guida forniscono i seguenti riferimenti come valori pressori soglia 140-90 mmHg per misurazioni ambulatoriali e 130/80 mmHg per misurazioni domiciliari. L’automisurazione domiciliare della pressione fornisce una misurazione attendibile perché è ottenuta durante le attività quotidiane. Una sola misurazione è insufficiente, non consente al medico di fare la diagnosi; pertanto le Linee Guida Europee suggeriscono modalità di automisurazione ben standardizzate con periodi di monitoraggio non inferiori alla settimana. Consigliano inoltre di:
• Utilizzare sempre misuratori clinicamente validati ed accurati; preferire i misuratori elettronici automatici da braccio.
• È consigliabile effettuare 2-3 misurazioni al mattino (preferibilmente tra le 6 e le 9, prima dell’eventuale assunzione della terapia) e 2-3 alla sera (preferibilmente tra le 18 e le 21).
• Tutti i giorni o per non meno di 4 giorni alla settimana per almeno 1 settimana (con un numero minimo di misurazioni pari a 24) nella fase diagnostica o di valutazione della terapia.
• E` sufficiente un giorno di monitoraggio alla settimana quando i valori in seguito all’assunzione della terapia tornano a valori regolari.
• Utile effettuare il monitoraggio comunque nella settimana precedente la visita.



L’importanza del profilo lipidico

Il profilo lipidico è un insieme di analisi del sangue utili a rilevare la concentrazione nel sangue di particolari grassi o lipidi fondamentali per il corretto funzionamento del nostro organismo.
Misuriamo il:


• Colesterolo totale: lipide essenziale assunto sia con la dieta (gli alimenti più ricchi sono quelli di origine animale come carne, burro, formaggi e latticini) che sintetizzato dal fegato.

• Colesterolo HDL: detto anche “colesterolo buono”, trasportato dalle lipoproteine ad alta densità dalle zone periferiche dell’organismo al fegato per essere metabolizzato. Più alto è il suo valore e più si è protetti da un eventuale rischio cardiovascolare perché meno colesterolo si accumulerà a livello delle arterie.

• Colesterolo LDL: definito anche come “colesterolo cattivo”, trasportato in circolo dalle lipoproteine a bassa densità con la funzione di trasportare il colesterolo dal fegato alle arterie. Parliamo di un fattore di rischio molto importante per lo sviluppo di malattie cardiovascolari, pertanto la sua concentrazione nel circolo sanguigno deve essere la più bassa possibile.

• Trigliceridi: rappresentano la forma con cui il nostro organismo immagazzina i grassi all’interno del tessuto adiposo. Essi vengono introdotti principalmente con l’alimentazione e costituiscono una importante fonte di energia.


La conoscenza di questi parametri è molto importante per avere una stima del grado di predisposizione a sviluppare malattie cardiovascolari. Ricerche cliniche evidenziano anche l’importanza del rapporto Trigliceridi /HDL, il quale se inferiore a 1 riduce fortemente il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari.

In linea generale sono desiderabili valori bassi di colesterolo totale e colesterolo LDL perché un loro eccesso nel sangue rappresenta un indice di rischio per ictus ed infarto in quanto favoriscono la formazione di placche aterosclerotiche. Al contrario, valori di colesterolo HDL elevati sono considerati un fattore di protezione per cuore o arterie, mentre livelli sotto soglia sono un fattore di rischio per la comparsa di malattie cardiovascolari.

La dieta e l’attività fisica riescono molto spesso a migliorare i livelli di grassi nel sangue. In particolare il primo punto a cui prestare attenzione è il peso corporeo, va quindi seguita una dieta in caso di sovrappeso o obesità, tenendo presente che una riduzione del peso di solo il 10% porta a numerosi, rapidi e concreti vantaggi in termini di circolazione e abbattimento del rischio cardiovascolare. La composizione dei grassi della dieta dovrebbe prediligere una maggioranza di grassi di origine vegetale derivanti da:

• Olio d’oliva
• Olio di lino

ed un ridotto apporto di grassi di origine animale animali, provenienti da:


• Latte Intero e Latticini
• Carni Rosse
• Salumi
• Frattaglie
• Snack
• Merendine
• Grissini


Queste informazioni devono indurre ad una corretta gestione dei grassi nell’alimentazione considerando che hanno una grande valenza nutrizionale perché entrano nella costituzione delle membrane cellulari, sono fonte di energia e contribuiscono a proteggere organi vitali come il cuore, il fegato, i reni, il cervello e gli occhi.  Gli Omega3 presenti nell’organismo in parte derivano dalla dieta ed in parte vengono sintetizzati dall’organismo. Derivati spesso dai pesci azzurri: questi apportano un grande beneficio al profilo lipidico dell’organismo, è quindi consigliabile consumare pesci azzurri che rappresentano, insieme al salmone, l’unica eccezione relativa alle carni grasse. Vengono definiti essenziali quelli che non possono essere prodotti dal nostro organismo e di conseguenza devono essere introdotti con l’alimentazione. I più studiati sono l’acido eicosapentaenoico (EPA) e l’acido docosaesaenoico (DHA), contenuti in quantità rilevanti nei pesci quali acciuga, salmone, tonno, trota e sgombro. Essi sono incorporati nelle membrane delle nostre cellule e la loro presenza ne garantisce l’integrità ed il corretto funzionamento.

Omega 3:

• Per la funzionalità cardiaca: le cellule del cuore e dei vasi sanguigni sono ricche di DHA e EPA e la loro presenza contribuisce alla normale funzione cardiaca.
• Per la funzionalità cerebrale: il DHA è uno dei principali costituenti della membrana delle cellule nervose dove coopera al mantenimento di una corretta trasmissione dei segnali nervosi, contribuendo al mantenimento della normale funzione cerebrale.
• Per la funzionalità visiva: il DHA è molto concentrato nelle membrane delle cellule che consentono la visione in condizioni di bassa luminosità e nella regione del cervello che elabora le informazioni visive. In questo modo contribuisce a mantenere una sana funzionalità visiva.
• Per la pressione sanguigna: assunti quotidianamente contribuiscono al mantenimento di una normale pressione sanguigna.
• Per i trigliceridi: assunti quotidianamente contribuiscono al mantenimento di livelli normali di trigliceridi nel sangue.
I benefici legati ad un’alimentazione ricca di Omega3, ed in particolare di EPA e DHA, derivano dall’accumulo di questi preziosi acidi grassi nelle cellule dell’organismo. È infatti dimostrato che sono sicuri anche quando vengono assunti per periodi prolungati. L’assunzione quotidiana di EPA e di DHA dovrebbe quindi essere una buona abitudine nell’ambito di uno stile di vita sano.

La natura ci aiuta
Il riso rosso fermentato è un alimento dietetico, ricavato per fermentazione del riso da cucina (Oryza sativa) ad opera di un particolare lievito, chiamato Monascus purpureus o “lievito rosso”. Il riso rosso fermentato deve il suo nome alla tipica colorazione assunta dopo la proliferazione dell'agente fungino. Utilizzato da tempo nella medicina tradizionale cinese, oggi il riso rosso fermentato è molto conosciuto anche in occidente, grazie alla sua capacità di contribuire a mantenere il normale livello di colesterolo nel sangue. Attraverso la fermentazione, questo lievito arricchisce il riso di un gruppo di sostanze chiamate “Monacoline”, a cui è stata scientificamente attribuita una spiccata capacità di abbassare il colesterolo. Il tipo “K” (Monacolina K), imitando la struttura chimica e l'azione farmacologica delle “Statine” (farmaci di sintesi), è considerata la Monacolina più efficace e importante. A differenza delle Statine di sintesi, l'impiego di estratti di riso rosso fermentato è ammesso anche nella produzione di integratori alimentari, purché rimanga entro certi limiti fissati dal Ministero della salute (per assicurare adeguate garanzie di sicurezza d'uso). È controindicata l’assunzione contemporanea di Riso rosso fermentato e Statine. Per una concreta efficacia, il riso rosso fermentato può lavorare in sinergia, quindi con maggiore efficacia se associato con altre sostanze come l’estratto di Carciofo che contribuisce a mantenere livelli normali di colesterolo nel sangue. L’azione sembra essere esercitata sia attraverso l'inibizione della sintesi di colesterolo a livello epatico, sia attraverso la promozione dell'eliminazione dello stesso colesterolo attraverso la bile.
Evitare di cadere nell'errore di ritenere che il colesterolo sia l'unico responsabile delle malattie cardiovascolari: fumo, ipertensione, sovrappeso, sedentarietà e diabete sono altri importanti fattori di rischio.

Il primo nemico del sovrappeso e delle patologie cardiovascolari: l'infiammazione


Nel sovrappeso, e ancora più nell’obesità, accanto al fenomeno dell’insulino-resistenza, l’eccesso di grasso corporeo accumulato, fa sì che si instauri un processo di infiammazione cronica e silente che è causa a sua volta di altro accumulo di grasso. In questa situazione di alterazione, il tessuto adiposo non risponde più correttamente agli stimoli di regolazione del metabolismo perché è in sofferenza e manifesta condizioni di carenza di ossigeno, stress ossidativo, infiammazione e insulino-resistenza. Combattendo lo stress metabolico-ossidativo che mantiene il tessuto adiposo in questo stato di inerzia funzionale, lo si può riportare al suo fisiologico funzionamento. Il tessuto adiposo potrà quindi riacquistare maggiore sensibilità verso gli stimoli che favoriscono la perdita di peso: dieta ipocalorica, esercizio fisico, attivatori metabolici. Nelle condizioni di sovrappeso e in particolare nei casi in cui, sebbene ci si impegni con costanza, si fa fatica a tenere sotto controllo il peso, può essere utile ricorrere a piante medicinali che agiscano direttamente sulla mobilizzazione e sul consumo dei grassi (favorendo la lipolisi per ridurre le dimensioni degli adipociti e la massa grassa e aumentando la termogenesi per bruciare l’eccesso di glucosio e di acidi grassi) ma anche mediante un aiuto alla funzionalità del tessuto adiposo contrastando lo stress ossidativo. In particolare, nuovi studi evidenziano che i polifenoli del The verde e le procianidine dei Semi d’uva possono agire sinergicamente a livello del tessuto adiposo aiutandolo a recuperare il suo stato funzionale. I polifenoli svolgono un’azione antiossidante e di stimolo della lipolisi e della termogenesi e le procianidine, oltre a quella antiossidante, hanno un’azione protettiva sul microcircolo.

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