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La prevenzione comincia a tavola

L’ipernutrizione
Un contributo significativo all’aumento di peso deriva dalle cattive abitudini alimentari che adottiamo e che ci portano a seguire uno stile alimentare basato su “cibi spazzatura”, fast food o veloci “tramezzini al bar”. Abbiamo sostituito la nostra tipica dieta mediterranea a base di pane, cereali integrali, frutta, verdura, erbe aromatiche, olio extravergine di oliva e pesce con gli hamburger, le patatine fritte e le bibite, abbinate al consumo fuori pasto di cibi altamente energetici e di bevande zuccherate che non risponde a una reale necessità dell’organismo. Molti studi indicano che un abbondante consumo di frutta e verdura fresca, ma anche di cereali e legumi, riduca il rischio cardio e cerebrovascolare, nonché la probabilità di insorgenza di diversi tumori. Dobbiamo modificare le nostre abitudini alimentari per tornare ad una dieta che non sia solamente sana, ma che promuova il rispetto del territorio, della biodiversità con prodotti locali e di stagione che sia quindi anche ecosostenibile. L’obiettivo impone l’orientamento alla scelta di cibi il più possibile naturali a scapito di prodotti alimentari manipolati dall’uomo. Un’altra scelta importante è quella di dare il giusto tempo ad ogni pasto, favorendo una buona digestione e le relazioni sociali intorno al tavolo.


L’iponutrizione o denutrizione

È una condizione che si instaura quando l’organismo non assume una quantità sufficiente di nutrienti ed energia per soddisfare i propri fabbisogni. I fattori che determinano le forme di malnutrizione primaria possono essere: la disponibilità ambientale, il potere d'acquisto, i pregiudizi alimentari, l'uso nell'alimentazione quotidiana di cibi raffinati o conservati e/o cucinati male, con l'esclusione dalla dieta di alcuni elementi essenziali all'organismo o per la loro riduzione a quantità inferiori al margine di sicurezza a causa di una restrizione del regime dietetico a pochi alimenti preferiti, o stati patologici in essere che impediscano alla persona di alimentarsi in maniera adeguata. L’origine della malattia da deficienza nutrizionale può essere considerata, uno sviluppo continuo e progressivo di una carenza alimentare che, se non interrotto, può avanzare fino a raggiungere il quadro finale clinico che caratterizza la malattia specifica. Lo sviluppo inizia con inadeguatezza nutrizionale: nel corpo le riserve degli elementi nutritivi, qualora il rifornimento giornaliero sia inadeguato, si esauriscono. Quando la diminuzione dei vari elementi nutritivi raggiunge il punto critico, interferisce con le normali reazioni dell'organismo creando disturbi di varia natura.
Si può verificare un ritardo della crescita nei bambini o negli adolescenti, una perdita di peso, un’aumentata suscettibilità alle infezioni, una ritardata convalescenza delle malattie, anemie, depressioni, ed una aumentata frequenza e durata delle malattie. L'importante è ricordare che i cibi che mangiamo oggi, diventano ciò che saremo domani: tutto il cibo che assumiamo si trasforma nell'organismo in sangue, ossa, cervello, muscoli, anticorpi oltre che in efficienza e stabilità emotiva. Un'altra importante categoria di elementi nutritivi sono le vitamine. Esse devono essere assunte con l'alimentazione giornaliera in quanto l'organismo non è in grado di sintetizzarle in quantità sufficiente al proprio fabbisogno. La loro funzione è principalmente catalitica, ossia, facilitano le reazioni metaboliche essenziali, contribuiscono alla costruzione della struttura del corpo ed aiutano a regolare ogni processo metabolico.


COME QUANTIFICARE E MONITORARE IL PROPRIO PESO

La premessa da fare è che noi siamo abituati a misurare il nostro peso, ma questo è sufficiente?
Il parametro che meglio identifica il concetto di sovrappeso, normopeso e sottopeso è l’Indice di Massa Corporea, IMC (o BMI), che si ottiene dividendo il peso (misurato in chilogrammi) per l’altezza (espressa in metri) moltiplicata per sé stessa: IMC = peso (kg)/altezza al quadrato (m2)
Esempio: una donna di 60 kg alta 1,60 m calcolerà così il suo IMC 60: (1,60 x 1,60) = 23,4 (valore che rientra nella categoria normopeso):

- obesità grave: IMC superiore a 40 kg/m2;
- obesità (IMC maggiore di 30 kg/m2)
- sovrappeso (IMC maggiore di 25 kg/m2)
- normopeso (IMC minore di 24,99 kg/m2)
- sottopeso (IMC minore di 18,49 kg/m2)
- grave magrezza (IMC< minore di 16,00 kg/m2)

Nel valutare il rischio complessivo per la salute di un soggetto in sovrappeso è molto importante la misurazione della circonferenza addominale (la classica “pancia”), i cui valori consentono di identificare la presenza di una obesità centrale o viscerale. I soggetti con alti livelli di grasso viscerale sono ad alto rischio sia di diabete sia di dislipidemie e di conseguenza a maggior rischio di malattie cardiovascolari. Determinare la misura della circonferenza addominale è molto semplice. È sufficiente misurare il girovita all’altezza dell’ombelico (in centimetri) con un metro da sarto. Il valore rilevato indica un rischio elevato quando è:


- superiore a 102 cm per i maschi;
- superiore a 88 cm per le femmine.

Ma se vuoi essere in forma non è sufficiente, misura anche la tua composizione corporea!
Il peso può rimanere costante o variare di poco, mentre nell’organismo si innesca un processo di aumento di massa grassa e perdita di massa magra senza che ciò venga rilevato dalla bilancia e dall’indice di massa corporea. Di conseguenza l’incremento epidemico dell’obesità e l’invecchiamento della popolazione limita l’affidabilità dell’IMC perché è stato evidenziato, come, la conoscenza della % di massa muscolare sia un fattore importante per la valutazione del grado di salute del paziente e del successivo percorso finalizzato al raggiungimento dell’obiettivo previsto. Per aumentare l’efficacia del controllo dell’indice di massa corporea ed il monitoraggio della variazione di peso diventa fondamentale la misurazione della composizione corporea.  Valutare la composizione corporea significa misurare i diversi compartimenti che costituiscono il corpo ossia: massa grassa + massa magra priva di grasso + acqua. Esistono diverse metodiche che ci permettono di conoscere la nostra composizione corporea, la più semplice è l’utilizzo di un impedenziometro.

Quando il peso diventa un problema di salute

Sovrappeso e obesità

Il sovrappeso e l’obesità non sono solo problemi estetici, ma soprattutto di salute, e influenzano non solo la qualità della vita, ma anche l’aspettativa di vita. Nei Paesi occidentali l’obesità rappresenta la seconda causa di morte prevenibile, dopo il fumo; quindi la prima nei soggetti non fumatori. La comunità scientifica è concorde nell’attribuire all’eccesso di peso un ruolo significativo nella patogenesi di numerose malattie metaboliche e degenerative, quali cardiopatie ischemiche, malattie cerebrovascolari, ipertensione, diabete, malattie respiratorie e osteoarticolari, steatosi epatica, calcolosi e alcuni tumori. Inoltre, secondo una recente ricerca, per gli obesi non sarebbero in agguato “solo” questi problemi, bensì anche disturbi psicologici come ansia e depressione. Per finire, ricordiamo che un peso eccessivo può comportare limitazioni della vitalità, discriminazione sociale, diminuzione della produttività lavorativa o scolastica.

L’impatto di un eccesso di alimentazione


Le stime suggeriscono che nelle regioni occidentalizzate, tra cui l’Italia, il 25-30 % della popolazione presenta un certo grado di insulino-resistenza con le conseguenze sulla salute associate a questo squilibrio metabolico, come per esempio l’aumento della pressione sanguigna, del colesterolo, dei trigliceridi e possibilità di sviluppare diabete tipo2.


Ma che cos’è l’insulino-resistenza?

L’insulina, un ormone molto importante per la regolarizzazione del glucosio ematico, stimola il trasporto di glucosio dal sangue ai vari tessuti, come per esempio al muscolo scheletrico, che lo utilizza per darci energia, sotto forma di ATP (la benzina che utilizza il nostro organismo), di cui abbiamo bisogno per muoverci, fare sport e sentirci bene. L’insulino-resistenza indica l’incapacità delle cellule dell’organismo di legare l’insulina e di rispondere al segnale dell’ormone. Questa incapacità fa sì che il glucosio non possa essere assorbito e quindi utilizzato dalle cellule stesse. Di conseguenza, si ha una permanenza del glucosio nel sangue, che provoca l’innalzamento della glicemia e dell’insulina ematica. Di fatto, l’insulino-resistenza si instaura quando non facciamo abbastanza attività fisica e mangiamo cibi ricchi di zuccheri raffinati. Non a caso, individui con sovrappeso hanno un aumentato rischio di sviluppare insulino-resistenza e diabete di tipo 2. Ulteriormente, la distribuzione del grasso corporeo è correlata all’insulino-resistenza. È stato infatti evidenziato da più studi che l’obesità centrale o addominale (con tipica struttura “a mela”) è così strettamente associata all’insulino-resistenza che viene spesso considerata come un marker clinico per questo squilibrio metabolico. Per contrastare l’insulino-resistenza e coadiuvare la dieta per il controllo e la riduzione del peso in associazione ad un buon livello di attività fisica possiamo supportare il nostro organismo con l’utilizzo di prodotti di origine naturale.

 

 

 

 

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